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LA RASSEGNA STANCA – NON STAMPA – DI TONI VENTURATO

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C’è una notizia che arriva dal Giappone e che vale la pena fermarsi a leggere.

Il 9 marzo 2026 il Ministero della Salute giapponese ha approvato il primo trattamento al mondo con cellule staminali iPS per il Parkinson. Non un farmaco che tampona i sintomi. Una terapia che cerca di ricostruire i neuroni persi. Roba da fantascienza, solo che non lo è più.

Alla base c’è il lavoro di Shinya Yamanaka, premio Nobel per la Medicina nel 2012. Lui ha scoperto come riprogrammare cellule adulte — pelle, sangue — e riportarle indietro nel tempo, a uno stato primitivo in cui possono diventare qualsiasi cellula del corpo. Una tecnologia che supera il problema etico delle staminali embrionali perché non usa embrioni. Prende una cellula della tua pelle e la convince a diventare un neurone.

Lo studio clinico è stato pubblicato su Nature nell’aprile 2025. Sette pazienti, tra i 50 e i 69 anni, hanno ricevuto il trapianto di neuroni dopaminergici derivati da queste cellule nel cervello. I nuovi neuroni hanno attecchito, si sono connessi ai circuiti esistenti, hanno cominciato a produrre dopamina. Senza formare tumori, senza rigetto. Tutti i pazienti hanno mostrato miglioramenti.

L’approvazione è condizionata e limitata nel tempo, la prudenza è d’obbligo. Ma il cambio di paradigma è netto: non si cerca più solo di gestire i sintomi di una malattia neurodegenerativa, si tenta di riparare il danno alla radice. Sostituire le cellule che muoiono con cellule nuove, funzionanti. Come cambiare un mattone in un muro che crolla.

Il Parkinson colpisce soprattutto dopo i 60 anni. Tremori, rigidità, lentezza. I farmaci attuali funzionano all’inizio, poi perdono colpo. Per milioni di persone nel mondo questa notizia è una crepa di luce in un corridoio buio.

Non si guarisce, ancora. Ma per la prima volta si prova a ricostruire. E la strada, adesso, è segnata.

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