-
Il fiume che scorre ancora sotto il Greenwich Village
Sotto il Greenwich Village, in questo momento, scorre un fiume che nessuno vede. Non un rigagnolo. Un torrente vero, con la sua acqua che continua a muoversi nel buio, dentro tubi di ferro e di mattoni, sotto le strade e i palazzi. Lo chiamavano Minetta Brook. E non è mai morto. Andiamo con ordine. Prima che New York diventasse New York, quest’isola era tutta acqua. Stagni, sorgenti, ruscelli. Uno dei più belli nasceva a nord, scendeva lungo quella che oggi è Fifth Avenue, poi tagliava dritto verso ovest attraverso il Village, e andava a buttarsi nell’Hudson. I primi a dargli un nome, pare, furono i nativi. Pare che lo chiamassero…
-
Il loft di New York che tiene la terra dentro casa
Nel cuore di SoHo, al secondo piano di un palazzo in mattoni, c’è un appartamento pieno di terra. Non un vaso. Non un orto. Un intero pavimento coperto da circa duecento metri cubi di terriccio, steso in modo perfetto, da muro a muro. E sta lì da quasi cinquant’anni. Si chiama New York Earth Room. E nessuno la restaura. Nessuno la tocca. Solo la mantengono. Andiamo con ordine. L’idea è di un artista americano, Walter De Maria. Un tipo che faceva arte con la terra, i fulmini, il silenzio. Nel 1977 affitta questo loft al 141 di Wooster Street. E decide di fare una cosa stranissima. Riempire la stanza di…
-
La stazione nascosta sotto il Municipio di New York
Sotto il Municipio di New York c’è una stanza che sembra una chiesa, e quasi nessuno sa che esiste. Ha volte piastrellate, lucernari di vetro colorato, lampadari di ottone. La chiamano la cattedrale della metropolitana. È la stazione più bella che New York abbia mai costruito. Ed è chiusa da ottant’anni. Andiamo con ordine. Era il 27 ottobre 1904. Quel giorno New York inaugurò la sua prima linea di metropolitana. E la stazione più importante, la gioiello del sistema, era proprio lì: City Hall. L’avevano disegnata come se fosse un salone. Perché la metropolitana, in quegli anni, non era solo un mezzo di trasporto. Era una promessa. Il futuro. E…
-
Il pezzo d’Egitto che New York sta consumando in fretta
In mezzo a Central Park c’è un pezzo d’Egitto che ha tremila e cinquecento anni. Nessuno ci fa caso. La gente ci passa accanto, va a correre, porta i cani a fare i bisogni. E non sa che sta camminando accanto alla cosa più antica che New York possiede. Si chiama obelisco. Lo chiamano Ago di Cleopatra, anche se con Cleopatra non c’entra niente. Andiamo con ordine. L’obelisco nasce intorno al 1475 avanti Cristo. Lo fece scolpire il faraone Thutmose III, da un unico blocco di granito rosso. Sessantanove piedi di pietra, duecentoquaranta tonnellate. Un solo pezzo. Per più di tremila anni è rimasto lì, a Eliopoli, poi ad Alessandria.…
-
Il monumento che New York si dimenticò davanti agli occhi
C’è un monumento, a due passi da Central Park, che quasi nessuno guarda più. Sta a Columbus Circle. In cima ha una statua dorata. È alto quanto un palazzo di cinque piani. E ogni giorno decine di migliaia di persone ci passano accanto senza alzare gli occhi. È il monumento alla USS Maine. E la sua storia comincia con un boato, in una notte, lontano da New York. 15 febbraio 1898. Il porto dell’Avana, a Cuba. La corazzata americana USS Maine è lì, in visita, nell’ultimo avamposto di un impero spagnolo che sta finendo. Alle nove e quaranta di sera, un’esplosione. L’enorme nave si squarcia in due. Affonda in pochi…
-
Il falco che sconfisse i miliardari di Fifth Avenue
In una strada di palazzi miliardari, per vent’anni, ha vissuto un inquilino che non pagava l’affitto. Un falco. Una poiana codarossa. Lo chiamavano Pale Male. E nessuno riuscì mai a mandarlo via. La storia comincia nel 1991. Un giovane falco compare a Central Park. I birdwatcher lo notano subito: è di un colore più chiaro del normale. Pallido. Da lì, il nome. Per anni Pale Male gira libero. Caccia. Vive. Poi, all’inizio degli anni Novanta, fa una scelta che nessun altro falco aveva fatto. Decide di mettere su casa a Fifth Avenue. Sul cornicione del 927, un palazzo elegante, di quelli con i portieri e gli ascensori silenziosi. Lì costruisce…
-
La casa di Brooklyn che non esiste
In una strada bella di Brooklyn Heights c’è una casa che non esiste. La vedi e ci credi. Mattoni, finestre, una porta d’ingresso. Una casa come tante altre, elegante e vecchia, in fila con le sorelle. Poi ti avvicini. E qualcosa non torna. Le finestre sono nere. Non scure: nere. Nessuna luce dietro. Nessuna tenda. Nessuna pianta. Guardi meglio e capisci che quei vetri non hanno mai lasciato passare il sole. Sono dipinti. La casa al numero 58 di Joralemon Street non è una casa. È il respiro della metropolitana di New York. Dietro quella facciata pulita non ci sono stanze. Non c’è una famiglia, non c’è un salotto, non…
-
Il castello gotico che New York ha lasciato ai fantasmi
Sulla punta sud di Roosevelt Island c’è un castello in rovina. La gente ci passa davanti in funivia, lo fotografa da lontano, e pensa a chissà quale fantasma. Pochi sanno cosa c’era davvero lì dentro. Era un ospedale. Il più bello che New York abbia mai costruito. E anche il più triste. Lo disegnò James Renwick Jr., lo stesso architetto della cattedrale di San Patrizio. Stile gotico, pietra grigia, archi, finestre alte. Lo inaugurarono nel 1856, quando l’isola si chiamava ancora Blackwell’s Island. Dentro si curava il vaiolo. Per un secolo, gli ammalati arrivavano in barca sull’East River. Li portavano lì, lontani da tutti. All’epoca il vaiolo uccideva un malato…
-
Il triangolo di marciapiede costruito per dispetto
In mezzo a un marciapiede di Greenwich Village c’è un pezzo di New York che non appartiene a New York. Un triangolo. Piccolo. Di piastrelle a mosaico. Ci passi sopra senza accorgertene, perché sta lì, incastonato nell’angolo tra Christopher Street e la Seventh Avenue. Ma se ti fermi e leggi, c’è scritto una cosa che ti spiazza. «Property of the Hess Estate which has never been dedicated for public purposes.» Proprietà della famiglia Hess. Mai ceduta al pubblico. Un pezzo di marciapiede che si proclama privato, in mezzo a una delle città pubbliche del mondo. La storia è un pugno. Siamo nel 1910. La città si allarga, la metropolitana corre,…
-
Il segreto sporco del soffitto di Grand Central
A New York c’è un soffitto che racconta il cielo. Sta nella Main Concourse di Grand Central Terminal. Alzi gli occhi e vedi duemilacinquecento stelle, tutte in oro, su un azzurro che sembra la notte. L’ha dipinto il francese Paul César Helleu nel 1913. Bello. Perfetto. Peccato che sia al contrario. Le costellazioni sono disegnate come le vedresti da fuori universo, non da dentro. Come se qualcuno avesse tenuto in mano una foto del cielo e l’avesse rovesciata. Ancora oggi nessuno sa se fu un errore o una scelta. L’azienda ferroviaria disse che non era un errore. Non c’è da credergli fino in fondo. Ma la cosa che amo di…



























