L'obelisco egizio chiamato Ago di Cleopatra a Central Park, New York
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Il pezzo d’Egitto che New York sta consumando in fretta

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In mezzo a Central Park c’è un pezzo d’Egitto che ha tremila e cinquecento anni.

Nessuno ci fa caso. La gente ci passa accanto, va a correre, porta i cani a fare i bisogni. E non sa che sta camminando accanto alla cosa più antica che New York possiede.

Si chiama obelisco. Lo chiamano Ago di Cleopatra, anche se con Cleopatra non c’entra niente.

Andiamo con ordine.

L’obelisco nasce intorno al 1475 avanti Cristo. Lo fece scolpire il faraone Thutmose III, da un unico blocco di granito rosso. Sessantanove piedi di pietra, duecentoquaranta tonnellate. Un solo pezzo.

Per più di tremila anni è rimasto lì, a Eliopoli, poi ad Alessandria. Sotto il sole secco d’Egitto. E la pietra è rimasta intatta. I geroglifici, nitidi come il giorno in cui li incisero.

Poi, nel 1880, l’Egitto decide di regalarlo all’America. Un dono per aprire le rotte commerciali, dopo l’apertura del Canale di Suez. L’America accetta.

E qui la storia si fa bella, perché trasportare un monolite di granito attraverso mezzo mondo non è una cosa da poco.

Lo smontarono al porto di Alessandria. Lo fecero scivolare attraverso le stive della nave. Attraversarono l’Atlantico. Arrivarono a New York, nella baia di Hudson.

Ma il viaggio vero doveva ancora cominciare.

Per portarlo dall’acqua fino a Central Park ci vollero centododici giorni. Centododici giorni per fare pochi chilometri. Lo tirarono con funi, su binari di legno, un pezzo alla volta. La gente di New York si fermava per strada a guardare.

Il 22 gennaio 1881 venne innalzato dove sta adesso. Su una collinetta che oggi si chiama Greywacke Knoll.

C’è un dettaglio che a me piace da morire.

Sotto quell’obelisco, gli americani seppellirono una capsula del tempo. Dentro ci misero il censimento del 1870, una Bibbia, il dizionario di Webster, le opere di Shakespeare, una guida di New York. E un set completo di monete americane.

Volevano dire ai futuri archeologi: ecco chi eravamo, noi, in questo momento. Come facevano i faraoni, del resto. Solo che i faraoni ci mettevano oro e amuleti. Gli americani ci misero un dizionario.

Tremila anni in Egitto non lo avevano scalfito. Centoquarant’anni a New York, invece, sì.

La sabbia e la pioggia acida hanno consumato i geroglifici. Quelli che guardano verso ovest, esposti al vento e all’inquinamento, sono quasi spariti. In un secolo e mezzo, New York ha fatto più danni di tre millenni di deserto.

È una lezione, se ci pensi.

Noi ci crediamo eterni, e poi arriva l’aria di una città a ricordarci che niente dura per sempre.

La prossima volta che corri a Central Park, fermati un attimo davanti a quella pietra rossa.

Guardala. È la cosa più antica che avrai vicino per chilometri e chilometri.

Cose belle. Storie belle.

Foto: Joseph Zarro — Wikimedia Commons (CC BY-SA 4.0)

L'obelisco egizio chiamato Ago di Cleopatra a Central Park, New York

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