La stazione sotto Broadway che New York ha murato
Sotto Broadway, a due passi dal Municipio, c’era una stazione con un lampadario, un pianoforte e un laghetto di pesci rossi. Nel 1870. Trentaquattro anni prima della metropolitana vera.
Poi qualcuno l’ha murata. E New York se l’è dimenticata.
Andiamo con ordine.
L’uomo si chiama Alfred Ely Beach. Inventore. Editore di Scientific American. Ha un’idea fissa: spostare la gente sottoterra, spinta dall’aria. Come i tubi della posta, ma con le persone dentro.
Il problema si chiama William “Boss” Tweed. Il politico più potente della città. Non vuole saperne di sottoterra, di treni, di Beach.
Beach allora mente. Chiede un permesso per due piccoli tubi postali sotto Broadway. Il permesso arriva. Poi lo cambia: un solo tunnel, largo otto piedi. Quasi due metri e mezzo.
Lo scava partendo dal seminterrato di un negozio di abiti. Cinquantotto giorni. Trecento piedi, circa novanta metri, da Warren Street a Murray Street.
Ci mette trecentocinquantamila dollari. Suoi.
Il 1870 è l’anno dell’apertura. La stazione non sembra una stazione. Sembra un salotto. Affreschi alle pareti. Poltrone. Un pianoforte. Un laghetto con i pesci rossi. Lampade che fanno luce come di giorno.
Il vagone è un cilindro di legno che entra giusto nel tunnel. Ventidue posti. Il motore è un ventilatore gigante, quarantotto tonnellate, soprannominato “la Tormenta dell’Ovest”. Soffia, e il vagone parte. Arrivato in fondo, si inverte l’aria. E il vagone torna indietro, risucchiato.
Un isolato di corsa. Andata e ritorno. Venticinque centesimi, in beneficenza per gli orfani dei soldati.
Eppure la gente fa la fila. Undicimila biglietti nelle prime due settimane. Quattrocentomila in un anno.
Qui il sogno doveva continuare. Cinque miglia, fino a Central Park. Ma Beach aspetta anni il permesso per allungare la linea. Quando arriva, nel 1873, i soldi sono finiti. Crolla la Borsa, gli investitori scappano. Il tunnel viene chiuso e sigillato.
La stazione serve ancora per un po’ come magazzino. Nel 1898 un incendio si porta via l’edificio sopra.
Poi nel 1912 gli operai scavano per la metropolitana vera, quella ancora in uso oggi. E sbattono contro un muro. Dietro quel muro trovano il vecchio tunnel. Il vagone. Lo scudo con cui l’avevano scavato. E il pianoforte, ancora nella sala d’attesa.
Nessuno ha mai ricostruito niente. Il tunnel di Beach è finito dentro la stazione City Hall. Nella stazione c’è una targa che lo ricorda. Quasi nessuno la guarda.
C’è una cosa che mi piace. Dalle idee di Beach è nata la posta pneumatica di New York. Lettere sparate nei tubi sotto la città. Ha funzionato fino al 1953.
Un uomo che raccontò una bugia sui tubi della posta per costruire un sogno.
Cose belle. Storie belle.
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Immagine: Scientific American, 5 marzo 1870 (Linda Hall Library) — Wikimedia Commons (dominio pubblico)



