Abisso: quando il secondo libro ti spinge più in profondità
Quando ho scritto Serial Killer, il primo capitolo della serie di Ana White, pensavo che la stessa Ana White avesse toccato il fondo. Mi sbagliavo.
Con Abisso ho scoperto che il fondo non esiste: esiste solo un altro strato, un’altra layer di oscurità che aspetta di essere esplorata.
L’escort d’alto bordo Lara Kessler viene trovata massacrata nell’attico di un faccendiere milionario. Sembra un caso chiaro, quasi troppo perfetto. Ma Ana White sa che le cose troppo perfette nascondono sempre la crepa più pericolosa. E quella crepa, in questo romanzo, si apre.
Il salto del secondo libro
Si dice sempre che il secondo romanzo sia il più difficile. Non è vero. Il difficile non è scriverlo: è scriverlo senza tradire il primo. Senza ripetersi. Senza cedere alla tentazione di dare al pubblico esattamente ciò che si aspetta.
Con Abisso ho scelto di andare dove faceva male. Ho lasciato che Ana fosse più fragile, più esposta. Ho tolto qualche corazza al personaggio e ne ho aggiunte altre.
La scrittura di racconti thriller è una danza: devi guidare il lettore ma non troppo, devi sorprenderlo senza tradirlo, devi fargli credere di aver capito e poi girare la lama. In Abisso ho provato a girarla più a fondo.


