Il Fegato di Piacenza conquista la Biennale di Venezia con il vetro di Murano
Un reperto etrusco del II secolo a.C. diventa arte contemporanea. E lo fa sul palcoscenico piu’ prestigioso: la Biennale di Venezia.
Il celebre Fegato di Piacenza, bronzo etrusco custodito ai Musei Civici di Palazzo Farnese, ispira Parallel 45th: Atlas of the Mother, l’installazione dell’artista Edoardo Callegari in mostra a Glasstress 2026.
L’opera e’ composta da sedici sculture in vetro soffiato di Murano, che reinterpretano le 42 incisioni del reperto originale. Ogni scultura segue una progressione cromatica che ripercorre il ciclo della giornata: dalla notte stellata al vespro.
Il colore diventa metafora del tempo e dei cicli naturali. Il Fegato, nella cultura etrusca, non era solo un organo anatomico. Era una mappa del cosmo, uno strumento per leggere l’ordine dell’universo.
L’installazione dialoga anche con la fisica teorica contemporanea. Come alcune teorie ipotizzano che l’universo sia scritto su una superficie, gli Etruschi affidarono alla superficie del Fegato una rappresentazione simbolica del cosmo.
Un’esperienza olfattiva completa il percorso. Il progetto Atlas di Benedetta Callegari aggiunge una dimensione sensoriale immersiva con note profonde di Sandalo Mysore, Vaniglia e Legno di Guaiaco.
La mostra e’ ospitata a Ca’ Tron, sul Canal Grande, dal 12 luglio al 22 novembre 2026. Accoglie i lavori di 65 artisti da tutto il mondo.
L’iniziativa sostiene anche la candidatura di Piacenza a Capitale europea della Cultura 2033. Un ponte tra archeologia, poesia, scienza e artigianato italiano. Un reperto antico che torna a parlare attraverso il linguaggio universale dell’arte.


