LA RASSEGNA STANCA – NON STAMPA – DI TONI VENTURATO
LA RASSEGNA STANCA
“Don’t be a ‘woulda, coulda, shoulda.’ Be an ‘I did it, I loved it, and I’d do it again!'”
Lo ha detto Paul Madwin. 88 anni. Nel 1984 era lì, dentro il Colosseo di Los Angeles, a lavorare come volontario per i Giochi Olimpici. Sezione capo durante la cerimonia d’apertura, la chiusura, tutto l’atletica. Aveva accanto gente che aveva fatto lo stesso lavoro nel 1932. Trentadue. Cinquantadue anni prima.
Ora Los Angeles si prepara a ospitare le Olimpiadi di nuovo. Il 14 luglio 2026, esattamente due anni dall’accensione del braciere, LA28 ha aperto le candidature per il più grande programma di volontariato della storia dei Giochi: 60.000 persone. Il triplo di una città come Montebelluna. Tutte a lavorare gratis. Per qualcosa che non si compra.
Carl Lewis, nove medaglie d’oro, era lì con lui. Ha detto una cosa che pochi sanno: gli atleti non ricordano i dirigenti. Ricordano i volontari. Le facce che li hanno accolti. Le persone che ogni mattina erano lì, senza chiedere niente in cambio. “Tutto quello che ho visto da bambino”, ha detto Lewis, “era servizio, servizio, servizio”.
Paul Madwin si allena ogni mattina. Quaranta minuti di cammino e pesi. Per essere pronto nel 2028. A 90 anni. Per indossare di nuovo quella divisa che nel 1984 la gente gli comprava appena usciva dal Colosseo. “Ve ne daranno tre”, dice ridendo. “Mettetele tutte perché appena uscite, il mondo ve le comprerà”.
Già trecentomila persone hanno lasciato il loro interesse nei mesi scorsi. Da tutto il mondo. Perché c’è qualcosa, in questi Giochi, che non ha niente a che fare con i soldi. Con le medaglie. Con i record.
C’entra con l’essere lì. Con il fare parte di qualcosa più grande di te.
Paul Madwin ha chiuso con una frase che vale più di qualsiasi discorso: “Se non lo fai, ricorderai di non averlo fatto per il resto della tua vita”.
Io credo che abbia ragione.
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