La casa di campagna che è diventata il primo monumento di New York
Quando la città ha deciso di proteggere il suo passato, ha cominciato da una casa di campagna.
Non da un grattacielo. Non da una chiesa. Da una casa di legno in mezzo a Brooklyn.
Ottobre 1965. La Commissione per la tutela dei monumenti tiene la prima udienza pubblica. Designa i primi venti edifici. Il numero uno della lista è la Wyckoff House, al 5816 di Clarendon Road, a East Flatbush.
Il primo monumento di New York. Davanti all’Astor Library, davanti alla Dogana di Bowling Green.
La casa è molto più vecchia della città che la protegge.
Si stima che sia stata costruita prima del 1641. Il terreno lo aveva comprato dai Lenape, intorno al 1636, Wouter van Twiller, direttore generale della Nuova Olanda. Un’altra era. Un’altra città, che non si chiamava ancora New York.
Poi arriva Pieter Claesen.
Viene da Norden, in Frisia orientale, oggi Germania. Sbarca nel Nuovo Mondo come bracciante a contratto. Sei anni di lavoro per i Van Rensselaer, vicino ad Albany. Cinquanta fiorini l’anno, poi settantacinque.
Non è nessuno. Non ha nemmeno un cognome vero. Si fa chiamare Pieter, figlio di Claes.
Ma lavora. Sposa Grietje Van Ness, di una famiglia in vista. Passa a Long Island a sorvegliare la fattoria e il bestiame di Peter Stuyvesant. Compra terra. Diventa giudice di pace. Mette su una chiesa.
Nel 1674 arrivano gli inglesi e prendono la colonia. Pieter ha bisogno di un cognome fisso. Sceglie Wyckoff.
Un contadino arrivato col contratto in mano. Nei secoli dopo, dalla sua famiglia partono migliaia di discendenti. Per le genealogie, tra loro ci sono Walter Chrysler, i fratelli Wright, Georgia O’Keeffe.
La casa, intanto, resta in piedi. È tra i più antichi esempi di casa olandese a telaio di legno in America.
Resta in piedi mentre intorno la campagna diventa quartiere. Mentre i campi di Flatbush si riempiono di strade. Resta in piedi quando ormai quasi tutto il resto è stato demolito.
Gran parte di quello che si vede oggi è dell’Ottocento. Solo la piccola cucina è del Settecento. Una casa che è cresciuta con la famiglia, un pezzo alla volta.
Nel 1967 diventa monumento storico nazionale. Oggi sta dentro un parco, Milton Fidler Park. Intorno c’è un orto.
Il museo ci fa lavorare i ragazzi. Un programma di apprendistato di giardinaggio per giovani. Zappa e terra, dove la zappa girava già nel Seicento.
Io amo le storie così.
Non quelle con le statue. Quelle con la terra sotto le unghie.
La città corre. Questa casa è rimasta ferma.
E per questo l’hanno messa per prima.
Cose belle. Storie belle.
Foto: Andre Carrotflower — Wikimedia Commons (CC BY-SA 4.0)



