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LA RASSEGNA STANCA – NON STAMPA – DI TONI VENTURATO

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LA RASSEGNA STANCA

C’è una notizia che arriva da Milano e sembra uscita da un romanzo di fantascienza. Solo che è vera.

Siamo all’Ospedale San Raffaele. Anno 2009. Un uomo con una malattia autoimmune rara e devastante – la neuromielite ottica – non risponde più a nessuna cura. Il suo sistema immunitario sta attaccando il midollo spinale e il nervo ottico. I medici hanno provato tutto. Niente funziona.

Allora decidono di fare qualcosa che per questa malattia non era mai stato tentato. Sostituire il sistema immunitario da zero.

Prendono le cellule staminali di un donatore sano – nel suo caso, la sorella – e gliele trapiantano. L’idea e’ radicale: se il problema e’ il sistema immunitario che impazzisce, si cambia sistema immunitario. Punto.

L’anno dopo, nel 2010, tocca a una donna. Stessa malattia, stessa disperazione. Lei riceve le cellule da un donatore non imparentato.

Oggi, sedici anni dopo per lui, quindici per lei, entrambi non hanno più’ sintomi. Non prendono più’ farmaci. La malattia non si e’ più’ ripresentata.

“Non possiamo chiamarla guarigione”, scrive su Nature Jiao Jiao Li, ingegnera biomedica dell’University of Technology di Sydney. “Ma di certo ha risolto il problema causato dalla malattia in questo lungo arco di tempo.”

Pensate: nel sangue di quei due pazienti gli anticorpi che causavano la patologià – gli AQP4-IgG – non sono più’ stati trovati. Mai più’. Come se qualcuno avesse spento un interruttore.

E poi c’e’ un dettaglio che e’ la parte più’ bella della storia. L’uomo, quello del 2009, ha ripreso la sua vita normale. E’ diventato padre. Di due figli.

Lo studio e’ stato pubblicato su Med-Cell Press e commentato da Nature. Lo hanno firmato i ricercatori del San Raffaele e dell’Università’ Vita-Salute. Gente italiana, che lavora qui, in uno dei migliori ospedali del mondo.

C’e’ ancora tanta strada da fare. Il trapianto allogenico di staminali e’ una procedura complessa, riservata a casi selezionati. Ma questi due pazienti dimostrano che a volte, quando la medicina convenzionale non ha più’ risposte, si può’ azzardare una strada nuova. E quella strada può’ portare lontano.

Molto lontano.

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