Brooklyn Bridge e skyline di Manhattan al tramonto
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L’ultimo giorno di luce

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C’è un momento, a New York, in cui il sole scende dietro Manhattan e la città cambia pelle.

Il Brooklyn Bridge si accende. Il fiume diventa d’argento. Le finestre cominciano a brillare una a una, come se qualcuno le accendesse a mano.

Io ci torno sempre su quel ponte. Ci torno ogni volta che ho bisogno di ricordarmi perché scrivo.

Nel mio romanzo, L’ultimo giorno di luce, c’è una scena così. Un uomo che cammina su quel ponte mentre il buio arriva. Non sa se quella è una fine o un inizio. E non lo sa nemmeno il lettore, fino alla riga dopo.

Perché la luce, quella vera, non è mai quella che vedi.

È quella che scegli di portarti dietro.

New York me lo insegna ogni volta. Che si può cadere e rialzarsi. Che si può perdere tutto in una notte e ritrovarlo all’alba.

È severamente vietato dire non ce la faccio.

Lo scrivo sui miei libri. Lo ripeto a me stesso, quando serve. Tre parole che pesano come una promessa.

Stasera guardo il ponte da lontano. Le luci, il fiume, la gente che non si ferma mai.

E penso che è tutto lì. Cose belle. Storie belle.

E la voglia di raccontarle, che non finisce mai.

Cose belle. Storie belle.

Foto: Andreeusebio — Pexels

Brooklyn Bridge e skyline di Manhattan al tramonto

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