Voce di New York: il tramonto sul ponte
C’è un’ora, a New York, in cui la città smette di urlare.
Il sole scende dietro Manhattan. Il cielo si accende di arancio e di rosa. Il Brooklyn Bridge si allunga sull’acqua, nero contro la luce.
Le macchine passano. Le sirene tacciono un attimo. Anche il fiume si calma.
Io sto sul lungomare e guardo. Non serve altro.
New York non si spiega. Ma a quell’ora, per qualche minuto, si lascia guardare senza fretta.
Cinque milioni di vite accese, una sopra l’altra. E lì sotto, il tramonto che le avvolge tutte insieme.
Tu corri da una parte all’altra tutto il giorno. Poi alzi la testa. E la città ti ricorda perché sei venuto.
Non per i soldi. Non per la carriera. Per questo. Per un tramonto che ti prende allo stomaco e non ti molla.
Il ponte c’è da centoquarant’anni. Ne ha viste di notti. E ogni sera, ancora, si mette lì e aspetta il buio come la prima volta.
Io torno. Il sole se ne va.
Cose belle. Storie belle.

Foto: André Eusébio / Pexels


