L’isola che New York ha lasciato morire da sola
Nel bel mezzo dell’East River, tra il Bronx e Rikers Island, c’è un pezzo di terra che New York ha dimenticato. Venti acri di bosco, di rovi, di mattoni che crollano.
Si chiama North Brother Island. Nessun ponte la collega a terra. Nessun traghetto ci porta. Eppure è lì, a pochi minuti di barca da Manhattan, che aspetta da sessant’anni.
Andiamo con ordine.
Tutto comincia nel 1885, quando la città compra l’isola per costruirci il Riverside Hospital. Un ospedale per le malattie contagiose: vaiolo, tifo, tubercolosi. L’idea era semplice. Mettere i malati su un’isola, lontano da tutti, dove il vento e l’acqua li isolassero.
E su quell’isola finì una donna che diventò leggenda.
Si chiamava Mary Mallon. Faceva la cuoca. E senza saperlo, senza ammalarsi mai, portava in giro la febbre tifoide. Ovunque lavorava, qualcuno si ammalava. La chiamarono Tifoide Mary. È la prima portatrice sana d’America, ed è la dimostrazione che una persona può uccidere senza volerlo e senza saperlo.
La catturarono nel 1907 e la chiusero su North Brother. La rimisero in libertà una volta, a patto che non cucinasse più. Lei riprese a cucinare. E ci tornò dentro, per sempre. Morì sull’isola nel 1938, sola, dopo ventitré anni di confino. Non aveva mai avuto un sintomo in vita sua.
Il 15 giugno 1904, davanti a quell’isola, si consumò uno dei disastri più brutti della storia di New York. Il piroscafo General Slocum prese fuoco con più di mille persone a bordo, quasi tutte donne e bambini tedeschi diretti a un picnic. Affondò lì davanti. Più di mille non tornarono a casa. North Brother divenne un ospedale improvvisato per i sopravvissuti, e un cimitero per chi non ce l’aveva fatta.
Dopo la guerra l’ospedale cambiò pelle. Diventò un rifugio per veterani, poi un centro di recupero per ragazzi dipendenti da eroina. Non durò. Nel 1963 la città chiuse tutto, fece salire l’ultima barca e se ne andò.
Da allora, niente.
L’isola è rimasta sola. Gli edifici sono crollati dentro se stessi. Le radici hanno aperto i muri, gli alberi sono cresciuti nei corridoi, i pavimenti sono diventati terra. Il Riverside Hospital è ancora in piedi, o quasi: mattoni rossi, finestre senza vetri, una scala che non porta più da nessuna parte.
Oggi North Brother è una riserva protetta di uccelli. Una delle più grandi colonie di aironi, garzette e cormorani della città. Le visite sono quasi proibite. Si va solo con il permesso, poche volte l’anno, con una guida. E non si può scendere quasi da nessuna parte.
Io trovo che sia il posto più inquietante e più vero di New York.
Perché lì dentro ci sta tutta la città che non si racconta. L’altra faccia. Quella dei malati, degli immigrati, dei morti di una domenica di giugno, di una cuoca che non aveva colpe e morì da colpevole. New York adora dimenticare, e North Brother è il posto dove va a nascondersi quello che preferisce non vedere.
Da Manhattan la vedi appena, una macchia verde in mezzo all’acqua. Se prendi un traghetto, qualche volta le passi accanto. Sembra un’isola qualsiasi.
E invece è un pezzo di città che ha smesso di urlare. Che aspetta in silenzio, coperto di edera, con i suoi morti e i suoi uccelli.
E forse è meglio così. Perché certi luoghi non si visitano. Si sentono da lontano.
Cose belle. Storie belle.
Foto: reivax — Wikimedia Commons (CC BY-SA 2.0)



