La casa più stretta di New York
Al 75½ di Bedford Street, nel Greenwich Village, c’è una casa che sembra un errore.
Nove piedi e mezzo di fronte. Poco meno di tre metri. Tre piani. Stretta come un armadio rimasto per sbaglio in mezzo alla strada.
Se passi, ti viene da fermarti e da contare. E pensi che qualcuno abbia sbagliato a misurarla.
E invece è la casa più stretta di New York. E la sua storia è più larga di lei.
Andiamo con ordine.
Il numero mezzo, quel ½, non è un capriccio. Un tempo fra due lotti passava un passaggio, uno stretto passaggio pubblico. Quando costruirono la casa, lo usarono tutto. La strada lasciò in eredità quell’½ al civico. Una frazione rimasta sulla porta, come una cicatrice.
La casa è piccola. Ma l’hanno vissuta persone enormi.
Ci ha abitato Edna St. Vincent Millay, la poetessa. Tra il 1923 e il 1924. Era giovane, era famosa, e scriveva dentro quelle mura così vicine che quasi si toccavano.
Prima di lei, pare, c’erano passati Cary Grant, John Barrymore, l’attrice Margaret Sullavan. Gente che riempiva teatri e schermi entrava da una porta che oggi faresti fatica a trovare in mezzo alle altre.
Millay la amava, quella casa. Era il suo rifugio. Diceva che in un posto dove non puoi fare un passo senza toccare un muro, impari a pensare con la testa. E le parole, lì dentro, pesavano il doppio.
Io trovo questa storia commovente.
Perché New York è la città dei grattacieli, dell’orgoglio verticale, della rincorsa a chi arriva più in alto. E invece qui, a pochi metri da tutto questo, c’è una casetta che ha vinto la partita al contrario.
Non ha cercato di essere grande. È rimasta stretta. Ed è rimasta.
Oggi il Greenwich Village è uno dei quartieri più cari del mondo. E quella casa, che sembrava un ripiego, vale una fortuna. Non perché è bella. Perché è unica.
La prossima volta che sei da quelle parti, passa da Bedford Street. Cerca il numero con la frazione. Guardala bene.
Tre metri di facciata. Tre piani di storia. Dentro ci ha vissuto gente che non ci stava, eppure ci stava benissimo.
Perché a volte, a New York come nella vita, non serve essere i più grandi. Basta essere i soli.
Cose belle. Storie belle.
Foto: Sphilbrick — Wikimedia Commons (CC BY-SA 3.0)



