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Abisso: il secondo libro è quello dove cadi e impari a nuotare

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C’è una cosa che nessuno ti dice quando pubblichi il tuo primo libro. Il primo è adrenalina, istinto, corsa. Il secondo è il momento in cui ti guardi allo specchio e ti chiedi: “Ce l’ho davvero dentro o è stato un colpo di fortuna?”

Abisso è il secondo romanzo della serie di Ana White. E quando ho cominciato a scriverlo, sentivo il peso di quella domanda.

In Serial Killer, Ana era nata. La conoscevo. Sapevo come camminava, come parlava, come mentiva a se stessa. Ma in Abisso dovevo portarla più in profondità. E quando scavi nei personaggi, scopri che stai scavando in te stesso.

La storia parte da un corpo. Lara Kessler, escort d’alto bordo, viene trovata massacrata nell’attico di un banchiere milionario. Il caso dovrebbe finire sulle prime pagine. Ma qualcuno vuole che sparisca. E Ana White si infila in quel buio, in quel vuoto che si allarga sotto i piedi di tutti.

L’ho intitolato Abisso perché è di questo che parla. Del momento in cui il fondo scompare. Quando le certezze che ti reggevano — un distintivo, un nome, una verità che credevi solida — si sgretolano e tu resti lì, sospeso, a cercare un appiglio.

Scrivere il secondo libro è stata la stessa cosa. Il primo mi aveva dato una voce. Il secondo mi ha chiesto di dimostrare che quella voce era vera. Non bastava ripetere la formula: dovevo spingere più a fondo, lasciare che Ana si sporcasse le mani in modi che il primo libro non aveva osato toccare.

C’è una frase nel libro che mi piace molto: “Il male non si nasconde. Non fa nulla per mostrarsi, ma è proprio quando credi di vederlo che ti inganna.”

Vale per i cattivi dei romanzi. Vale per la scrittura. Vale per tutto.

Se avete letto Serial Killer, Abisso vi chiederà di lasciare indietro qualche certezza. Se non li avete letti, fatelo nell’ordine. Perché si entra nell’abisso un passo alla volta. E il primo passo è sempre il più facile.

— Toni Venturato

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