SERIAL KILLER, il mio primo thriller

Brooklyn. Un magazzino abbandonato a Dumbo. Ragazze che spariscono nel nulla. La firma è sempre la stessa, ma l’assassino resta nascosto.
Serial Killer è il mio primo romanzo della serie Ana White. Poi è arrivato Abisso.
Dumbo. Down Under the Manhattan Bridge Overpass. Un quartiere di Brooklyn che sembra uscito da un set cinematografico. Mattoni a vista, strade acciottolate, la skyline di Manhattan dall’altra parte del fiume. Di giorno è pieno di turisti che si fanno selfie. Di notte è un posto diverso. Buio. Silenzioso. Perfetto per nascondere un segreto.
Per questo l’ho scelto.
Ana White è uno dei miei pseudonimi. È anche la protagonista. Una detective privata che si muove nei quartieri sbagliati di New York. Che parla poco, osserva tutto, e non molla mai. Non è un’eroina. È una donna con i suoi conti in sospeso e una città che le mente in faccia ogni giorno.
In Serial Killer insegue un mostro che rapisce ragazze a Brooklyn. Le porta in quel magazzino dimenticato a Dumbo. Le tiene lì. Poi le uccide. Con un metodo. Con un’ossessione.
La polizia non lo trova. Ana White sì.
Ma a un prezzo.
«Questa non è una storia con un lieto fine», scrivo nel prologo. «Non aspettatevi redenzione o catarsi. La vita reale non funziona così — soprattutto quando ci sono di mezzo ragazze morte, vendette che covano per anni, e mostri che si nascondono dietro distintivi e sorrisi familiari.»
TONI VENTURATO

