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Ana White non e nata su un foglio: e nata da una domanda

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C’e una domanda che mi fanno sempre, nelle presentazioni, nelle interviste, nei messaggi su Instagram: “Come le e venuto in mente Ana White?”.

La risposta che do di solito e quella che la gente si aspetta. Un sorriso, una frase sui personaggi che ti vengono a trovare, una battuta su New York. Ma la verita e un’altra. E oggi la racconto.

Ana non e nata su un foglio

Ana White e nata su una sedia a rotelle. La mia.

Non nel senso che Ana e su una sedia a rotelle — Ana cammina, corre, spara, combatte. Ma nel senso che io ero li, sulla mia, quando ho capito chi fosse. Ero in un periodo in cui il mio corpo non mi obbediva. In cui ogni movimento era una trattativa. In cui la cosa piu semplice — alzarmi, attraversare una stanza — diventava un problema da risolvere.

E in quel momento, fermo, ho iniziato a pensare a una donna che invece non era mai ferma. Che si muoveva in una citta che non dorme, che inseguiva un serial killer attraverso quartieri che non finiscono mai. Che non chiedeva permesso a nessuno.

Ana e nata cosi. Non come personaggio. Come risposta.

Non si sceglie i propri personaggi

Credo che non si scelga i propri personaggi. Li si riconosce. Arrivano da un posto che non controlli — un disagio, un desiderio, una ferita che non si e rimarginata — e ti chiedono di esistere. Tu li ascolti, oppure no. Se li ascolti, ti portano dove non vorresti andare. Se non li ascolti, restano li, e diventano un rumore di fondo che non ti fa dormire.

Io ho ascoltato Ana. E lei mi ha portato a scrivere Serial Killer, poi Abisso. Mi ha portato in posti bui. Mi ha fatto vivere cose che non avrei voluto vivere. Ma mi ha anche restituito qualcosa che avevo perso: la sensazione di essere da qualche parte, anche quando il mio corpo era fermo.

Il mestiere

Il mestiere dello scrittore, ho detto altre volte, e ascoltare. Ma oggi aggiungo qualcosa: il mestiere dello scrittore e riconoscere che le storie che raccontiamo sono sempre, in qualche modo, le storie che abbiamo bisogno di raccontare. Non quelle che scegliamo. Quelle che ci scelgono.

Ana White mi ha scelto. Io non l’ho scelta. E se non fossi stato su quella sedia a rotelle, forse non l’avrei mai sentita. Forse sarei stato troppo occupato a muovermi per accorgermi che qualcuno, dentro di me, stava parlando.

Se non avete ancora incontrato Ana, Serial Killer e il primo libro. Non e un viaggio comodo. Ma e il viaggio che Ana ha dovuto fare. E in qualche modo, il viaggio che anch’io ho dovuto fare.

Lo trovate su Amazon: Serial Killer

Toni Venturato

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