Il grattacielo fatto di pezzi d’auto: i segreti nascosti sulla facciata del Chrysler Building
Alzati lo sguardo. Oltre il 31° piano del Chrysler Building, tra Lexington Avenue e la 42ª, succede qualcosa di strano. I dettagli della facciata non sono decori qualsiasi. Sono pezzi di macchina.
Walter Chrysler voleva un grattacielo che parlasse la sua lingua. Quella delle automobili. Così, insieme all’architetto William Van Alen, riempì la facciata di riferimenti diretti al mondo motoristico.
Al 31° piano, quattro angoli sono decorati con sculture in acciaio che riprendono il copricapo alato di Mercurio, dio della velocità. Erano le stesse ornamentazioni usate come tappi di radiatore sulle auto Chrysler del 1929.
Più su, al 61° piano, spuntano teste d’aquila in acciaio inossidabile. Sono copie esatte dei portafortuna da cofano delle Chrysler d’epoca. Guardandole dal basso sembrano gargoulette gotiche. In realtà sono hood ornament.
E poi ci sono i mozzi. Nel pattern di mattoni grigi e neri del 31° piano si nascondono cerchi con piccoli bulloni metallici centrali. Sono hubcap, mozzi di ruota, integrati nella muratura come fossero parte di un fregio decorativo.
Tutto questo rivestimento è in Nirosta, un acciaio inossidabile sviluppato in Germania che non era mai stato usato in America prima del 1930. Il Chrysler Building fu il primo progetto a adottarlo. È il motivo per cui la corona del grattacielo brilla ancora oggi, quasi un secolo dopo.
La critica del tempo non fu tenera. Il New Yorker parlò di «architettura pubblicitaria». Oggi quel termine suona come un complimento. Il Chrysler Building è diventato uno degli edifici più amati di New York, proprio perché racconta una storia.
La storia di un uomo che costruì il palazzo più alto del mondo — per 11 mesi, prima che l’Empire State gli rubasse il titolo — e lo riempì di pezzi della sua fabbrica.
Prossima volta che passi davanti al Chrysler Building, non guardarlo solo da lontano. Alza gli occhi al 31° piano. Troverai un’auto smontata, pezzo per pezzo, incastonata nella pietra.


