LA RASSEGNA STANCA – NON STAMPA – DI TONI VENTURATO
LA RASSEGNA STANCA
Il riscatto comincia da un pomodoro.
C’è una fotografia che racconta la storia di Carmelo Arestia meglio di qualunque bilancio. Non è quella degli stabilimenti moderni di Agromonte. È l’immagine di un bambino cresciuto in una famiglia povera di Vittoria, nel Ragusano, con un padre che produceva carbone e lo vendeva per le strade con un carretto trainato da un asinello.
«Mio padre tagliava la legna e riusciva a ottenere il carbone, che poi rivendeva nelle strade di Vittoria. A casa i soldi non c’erano mai, ma non è mai mancata la voglia di lavorare».
Da quella povertà è nata una delle storie imprenditoriali più significative del Mezzogiorno. Perito chimico industriale, Arestia ha provato di tutto: la sterilizzazione dei terreni, le enciclopedie per bambini, i lampadari da assemblare. Poi il mercato ortofrutticolo di Vittoria, prima senza paga pur di imparare il mestiere, poi da impiegato, poi da imprenditore.
Nel 1981 alcuni industriali campani del settore conserviero lo incoraggiano a creare in Sicilia un’attività di trasformazione alimentare. «Mi dissero una cosa che non ho mai dimenticato: un uomo fa un altro uomo. E io ho avuto la fortuna di incontrare persone che hanno creduto in me».
La svolta vera arriva dalla cucina di casa. La ricetta della moglie Ida diventa la salsa pronta che fa conoscere Agromonte in tutta Italia, imbottigliata nell’iconica bottiglietta di vetro da birra, come facevano le famiglie siciliane per conservare la salsa fatta in casa.
Oggi l’azienda è leader nel segmento delle salse pronte di ciliegino: oltre trenta milioni di fatturato, 85 dipendenti che nei periodi di punta diventano 150, quattro figli al suo fianco. Ma la parte più bella è un’altra.
Agromonte sfrutta il sole dell’isola, ricicla l’acqua, dona gli scarti di pomodoro agli allevatori locali come mangime e ha trasformato i residui di lavorazione in un pigmento rosso naturale per stampare le sue etichette. Sostiene iniziative culturali, eventi legati alle tradizioni, progetti che promuovono l’identità agricola del ragusano. Il territorio che lo ha visto nascere povero, oggi lo guarda crescere.
La lezione di questa storia sta tutta nella capacità di non dimenticare mai il punto di partenza. E nella volontà di restituire al territorio una parte delle opportunità conquistate lungo il cammino. Un uomo fa un altro uomo: chi è partito da un carretto con un asinello, lo sa meglio di chiunque altro.
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