Wall Street non dorme mai
C’è una strada, a New York, dove non si cammina. Si corre.
Wall Street. Poche centinaia di metri di asfalto, eppure là dentro batte il cuore del denaro del mondo. Ogni mattina, prima che il sole tocchi i grattacieli, migliaia di persone ci entrano con la fretta negli occhi. Cravatte, caffè, telefoni attaccati all’orecchio.
Io ci passo e guardo in alto. I palazzi sono vecchi e nuovi insieme. Mattoni, pietra, vetro. La Borsa da una parte, il campanile di Trinity Church dall’altra. Il denaro e la preghiera, a dieci passi l’uno dall’altro. Come a dire che in questa città nessuno è mai abbastanza sicuro da fare a meno dell’altro.
È strano. Da lontano Wall Street sembra il posto dove tutto è possibile. Da vicino è solo gente che lavora, come ovunque.
Ma c’è una cosa che qui si capisce subito.
Che New York non ti promette niente. Ti mette davanti la porta e ti dice: entra. Poi sta a te.
Nessuno ti ferma. Nessuno ti accompagna. O nuoti, o affondi. È la regola più onesta del mondo, perché non fa sconti a nessuno.
Ci pensavo stamattina, fermo a quell’incrocio. La città sopra la testa, il cemento che sale, il cielo che resta un filo azzurro come una promessa.
New York è anche questo. Non solo luci e ponti e parchi. È il posto dove venire a chiedersi: e adesso, cosa faccio della mia vita?
Cose belle. Storie belle.
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