New York non si spiega. Si respira.
La prima volta a New York capisci una cosa: il cielo qui è rettangolare. Tagliato dai grattacieli. La luce non scende, scatta.
Scendi in metro e scopri che il mondo sta sotto terra. Treni che urlano. Gente che corre senza mai toccarsi. Milioni di vite a un metro di distanza, ognuna per conto suo.
Poi riemergi. E Brooklyn ti prende a schiaffi di bellezza.
Muri di mattoni rossi. Scale antincendio come nervi scoperti. Un campo da basket dove non conta chi sei, ma come giochi.
E cammini. Cammini fino a quando le gambe non ti chiedono pietà. Perché qui non si gira in macchina. Si gira a piedi, col naso all’insù.
La cosa che non ti aspetti? Il rumore. New York non tace mai. Ma se ti fermi sulla riva dell’Hudson, al tramonto, il rumore diventa lontano. E per un momento la città respira con te.
Poi torni.
Ma non si torna mai davvero da New York. Si torna a casa, con New York dentro.
Cose belle. Storie belle.
— Toni Venturato



