È severamente vietato dire non ce la faccio
C’è una frase che non sopporto.
“Non ce la faccio.”
L’ho sentita troppe volte. Detta da chi avrebbe potuto, e si è fermato prima. Da chi il passo ce l’aveva, e non l’ha fatto.
Io ci ho messo anni a capirlo. Che “non ce la faccio” è quasi sempre una bugia. Una scusa comoda. Una porta chiusa a chiave da dentro.
New York me l’ha insegnato, un mattino all’alba. Ero stravolto, a metà strada, il fiato corto. E proprio lì, davanti a me, un cartello al neon: Be strong and never give up.
Sii forte. Non mollare mai.
Non era una frase da tazza. Era un pugno nello stomaco.
Perché è questo il punto. La vita non ti chiede se ce la fai. Ti mette davanti al muro e aspetta. Sta a te decidere se girarti, o saltarlo.
Io ho scelto di saltarlo. Ogni volta. Anche quando tremavano le gambe.
Ho scritto un libro solo per dirlo. Si chiama È severamente vietato dire non ce la faccio. Non è una raccolta di frasi motivazionali. È la mia storia. Le cadute, le ripartenze, gli inciampi veri.
Perché non esistono scorciatoie. Esiste solo continuare.
Poi, quando sei in cima, ti volti. E capisci che il “non ce la faccio” era solo paura con un altro nome.
Dillo pure, se ti va. Ma non convincerti.
Perché ce la fai. Lo sai. Devi solo smettere di ripeterti il contrario.
Io torno. Tu parti.
Punto.
Cose belle. Storie belle.



