Pupazzo gigante a forma di serpente alla Village Halloween Parade di New York, di notte
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La parata che è nata da un burattinaio e un giro di isolato

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Il 31 ottobre 1974, a Greenwich Village, un uomo esce di casa con i suoi pupazzi.

Si chiama Ralph Lee. Fa il burattinaio e costruisce maschere. Abita a Westbeth, un enorme complesso di studi per artisti sulle rive dell’Hudson.

Vuole solo far sfilare i suoi mostri per i bambini del quartiere. Un giro di isolato. Niente permessi da star, niente carri.

Nel 1975 il corteo arriva fino a Washington Square. Duecento persone, secondo alcune fonti. Millecinquecento, secondo altre.

Poi non si ferma più.

Nel 1985 la folla è tale che le strade piccole non bastano. Il percorso passa sulla Sesta Avenue. Da Spring Street in su. Due chilometri e un quarto di asfalto, di notte.

È l’unica grande parata notturna degli Stati Uniti. E la regola è rimasta quella del primo anno: non ti iscrivi, non paghi. Ti presenti in costume e ti metti in fila.

Ci sono i pupazzi giganti, mossi da centinaia di volontari. Ci sono più di cinquanta bande. C’è un ragno enorme che si arrampica sulla Jefferson Market Library, la torre di mattoni rossi sulla Sesta. Il primo comparve nel 1977.

I numeri di oggi li dà la parata stessa: cinquantamila in costume, due milioni a guardare. Per l’edizione 2024 gli organizzatori hanno parlato di oltre sessantacinquemila partecipanti.

Ma i numeri non sono il punto. Il punto è cosa fa questa notte quando la città è ferita.

Ottobre 2001. Sono passate meno di sette settimane dall’11 settembre. La parata si fa. In testa, una fenice gigante che esce dalle ceneri. La trasmettono in tutto il mondo.

Ottobre 2012. L’uragano Sandy lascia il Village senza luce. Per la prima volta in trentotto anni la parata salta.

L’anno dopo la salva la gente. Una raccolta su Kickstarter: cinquantasei mila dollari, più dei cinquantamila chiesti.

Ottobre 2017. Otto persone uccise da un camion sulla pista ciclabile, a sei isolati dal percorso. Quattro ore dopo, la parata parte lo stesso. Con il sindaco e il governatore in marcia.

Non è incoscienza. È una città che decide di non farsi spegnere.

Chi la conosce dice che le sue radici stanno nella comunità queer del Village. Qui, per una sera, ognuno poteva essere quello che il resto dell’anno non poteva.

Anche per questo funziona. Non è uno spettacolo che guardi. È uno spettacolo che diventi.

Stasera si ripete. Alle sette, sulla Sesta Avenue, ricomincia.

Un burattinaio, un isolato, duecento persone.

Mezzo secolo dopo, due milioni di sguardi.

Cose belle. Storie belle. 🗽

Foto: Steven Pisano — Wikimedia Commons (CC BY 2.0)

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