LA RASSEGNA STANCA – NON STAMPA – DI TONI VENTURATO
LA RASSEGNA STANCA
Una pillola, una volta al giorno. E la vita quasi raddoppia.
Si chiama daraxonrasib. È un farmaco sperimentale, presentato alla fine di maggio al congresso mondiale di oncologia di Chicago. E sta facendo qualcosa che per decenni sembrava impossibile: fermare il tumore al pancreas, il più letale di tutti.
Il trial è stato serio. Cinquecento pazienti in tutto il mondo, divisi in due gruppi. Chi ha preso la pillola ha vissuto in media 13,2 mesi. Chi ha continuato con la chemioterapia, 6,6. Il doppio. Il rischio di morire tagliato del 60%. Con meno effetti collaterali.
Sembrano numeri. In realtà sono persone che guadagnano mesi. Mesi veri, da passare con chi amano. Loro, che fino a ieri avevano una sentenza e basta.
Perché il tumore al pancreas è subdolo. Non dà segnali, quasi mai. Più della metà dei pazienti lo scopre quando è già tardi, quando si è già diffuso. La chemio aiuta poco. I cinque anni dalla diagnosi li supera appena il 13% delle persone.
Per questo quei numeri hanno fatto piangere la dottoressa Rachna Shroff, che cura tumori al pancreas da sedici anni. Quando ha visto i risultati, ha detto, si è messa a piangere in ambulatorio. “Stiamo vedendo una sopravvivenza mai vista prima”.
Il farmaco funziona in modo intelligente. Va a colpire il gene Kras, quello sbagliato, presente in oltre il 90% dei tumori del pancreas. Lo blocca. Lo spegne. Come un interruttore che qualcuno, finalmente, ha imparato a trovare.
C’è un paziente che ha detto: “Questo farmaco sta schiacciando il mio cancro in modi che erano inimmaginabili pochi mesi fa”.
La notizia è questa: dopo decenni di tentativi, di porte chiuse, di “non c’è niente da fare”, la scienza ha aperto una breccia. Il prossimo passo è renderlo disponibile, subito, a tutti quelli che ne hanno bisogno. E poi provare a usarlo anche prima, quando il tumore è ancora operabile.
Perché è vero: la medicina non fa miracoli. Però ogni tanto allunga la mano. E chi ce l’ha fatta ad afferrarla, quel giorno vive un po’ più a lungo.
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